Archivio tag: Rinnovo concessioni

DOCUMENTO UNITARIO DA SOTTOPORRE ALLE FORZE POLITICHE

Pubblichiamo il documento unitario che presenteremo alle forze politiche in vista dell’imminente campagna elettorale

DOCUMENTO POLITICO PROGRAMMATICO

DA PRESENTARE A TUTTE LE FORZE POLITICHE PER L’ASSUNZIONE DI UN IMPEGNO IN FAVORE DEL TURISMO BALNEARE ITALIANO IN OCCASIONE DELLE ELEZIONI PER IL RINNOVO DEL PARLAMENTO NAZIONALE

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Fondi in prima linea sui beni demaniali

Alcuni spiragli per uscire dalla logica dell’evidenza pubblica sono contenuti nel dispositivo della sentenza della Corte Costituzionale, oltre che nel recente Decreto Sviluppo.

Una spinta al Governo in materia di riforma delle entrate statali non tributarie, viene dalla Corte costituzionale con una sentenza che affida al potere centrale le scelte sulla sorte del demanio marittimo. La sentenza 213 del 18 luglio, sottrae a Veneto, Marche e Abruzzo l’autonoma gestione dei demani marittimi, e di fatto convoca Stato e Regioni a una prossima Conferenza, per tracciare le linee in tema di rilascio di concessioni. La pronuncia conferma quanto già affermato con la sentenza 180/2010, relativa all’Emilia Romagna. Occorre, secondo la Corte, garantire libertà di stabilimento e tutela della concorrenza, senza favorire i precedenti titolari di concessione con proroghe ventennali: nemmeno la presenza di consistenti investimenti o lavori infrastrutturali di pubblica utilità possono motivare proroghe tanto rilevanti, in quanto gli investimenti compiuti e da ammortizzare non riescono a superare le esigenze che il diritto comunitario impone allo Stato, che hanno già causato una procedura di infrazione (4908/2008). Ma proprio quando azzera gli sforzi delle Regioni per mantenere i concessionari storici, la Corte apre uno spiraglio: esprime, infatti, un giudizio favorevole sulla legge 7/2010 delle Marche, nel punto in cui affida alla Giunta regionale i criteri per il rilascio delle concessioni demaniali con finalità turistico ricreative, previa intesa tra Stato e Regione. L’intesa apre, per i concessionari in carica, la speranza di vedere riconosciuti le proprie aspettative in Conferenza. Aspettative che potrebbero farsi valere con ancora maggiori speranze applicando l’articolo 33 della legge 111/2011, che prevede di affidare a fondi di investimento la valorizzazione (anche) del demanio passato ai Comuni. In tali fondi, infatti, possono confluire i «diritti di concessione o d’uso su beni indisponibili e demaniali, che prevedano la possibilità di locare in tutto o in parte il bene oggetto della concessione». Si prevede, quindi, una società (nazionale) di gestione del risparmio con un proprio fondo immobiliare chiuso. Tale fondo centrale può partecipare a fondi locali di investimento e valorizzazione immobiliare, promossi da Regioni, Province e Comuni. Una volta selezionato dal Comune (con procedura di gara) il fondo cui affidarsi, i diritti di concessione demaniale possono trasmigrare dall’ente locale al Fondo e da questi ai futuri concessionari, semmai inglobati in distretti turistici. Con tale meccanismo, abbandonando il criterio della proroga ventennale adottato dalle Regioni (ritenuto incostituzionale), e ipotizzato dallo Stato (Dl 70/2011, articolo 3 non convertito in legge), emerge un terzo soggetto (il fondo immobiliare) tra ente pubblico che rilascia la concessione demaniale e privato imprenditore che a tale concessione aspira. E poiché il fondo immobiliare non è obbligato a procedure comunitarie di gara, diventa possibile far riemergere un criterio di preferenza a favore dei soggetti già concessionari, che si impegnino a valorizzare il demanio, investendovi risorse e capacità.

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-07-21/fondi-prima-linea-beni-064015_PRN.shtml

Un altro dirigente indagato per turbativa d’asta

…meglio uscire dalla Bolkestein…e in fretta…

Caso spiagge, un altro dirigente comunale nel registro degli indagati
Imperia – Ancora un nome, ancora di un funzionario pubblico, si aggiunge al primo elenco degli indagati nell’inchiesta “concessioni demaniali” che ha investito in questi giorni il Comune.

Si tratta di Angelo Dolmetta, dirigente del settore porti e demanio. L’iscrizione del dipendente comunale nel registro del procuratore Alessandro Bogliolo, si riferirebbe a un’ipotesi di turbativa d’asta.Per questo stesso presunto illecito sarebbero anche oggetto di accertamenti il segretario generale, Andrea Matarazzo, e il vicesindaco e assessore al demanio-porti, Rodolfo Leone. A quest’ultimo però la magistratura contesta anche un abuso d’ufficio che farebbe riferimento all’operato di Leone in giunta municipale nella precedente amministrazione Sappa tra il 2006 e il 2008.

Secondo il teorema della magistratura imperiese, Leone, assieme ad altri membri della giunta, avrebbe consentito l’affidamento a privati di spiagge libere e di servizi annessi a impianti sportivi in regione San Lazzaro (area demaniale), senza indire una gara d’appalto. Così facendo, avrebbe violato un paio di articoli del Codice della navigazione (1161 e 45 bis) in concorso con altri. Altri appunto. Oltre a Leone e al presidente della Rari Nantes Imperia, Silvio Todiere, probabilmente potrebbero finire coinvolti nell’indagine che procede su questo fronte delle concessioni da oltre un mese, altri personaggi di spicco politico e funzionari.

Tornando alla gestione delle spiagge libere (tre fazzoletti di arenile a Borgo Marina, Borgo Foce e Borgo Prino) è la determinazione dirigenziale n° 849 del registro generale (la n°66 del registro speciale) emanata il 5 maggio scorso ad essere finita nel mirino. «Parziale rettifica e modifica al bando di gara per cl’affidamento in gestione delle tre spiagge libere attrezzate»: questo è l’oggetto della determina. Dopo l’annullamentio della prima gara da parte del dirigente Pierre Marie Lunghi (il funzionario che nel dicembre 2010 aveva annullato la concessione demaniale a Porto di Imperia spa) Dolmetta (vice di Lunghi, che era in malattia), su preciso indirizzo dell’assessore Leone, eseguì due interventi, cambiando parti del regolamento del bando, redatto dallo stesso Lunghi.

Le modifiche riguardavano per l’esattezza la voce “Incentivo ai soggetti già qualificati nel settore”.I partecipanti alla gara “già titolari” di stabilimento o spiaggia libera attrezzata o coloro che hanno già prestato lavoro presso spiagge e ora sono disoccupati, avrebbero ottenuto un punteggio massimo dai 30 punti per ogni mese di attività già prestata. avesse partecipato alla gara. Dolmetta eseguì le modifiche alla determina che venne poi firmata da Matarazzo, sotto l’egida dell’assessore Leone. Tutta questa documentazione, dopo la pubblicazione, è finita (a quanto pare dopo una circostanziata denuncia in procura) nel fascicolo d’inchiesta sulle concessioni alla voce “spiagge libere” 2011. Da qui, dalle modifiche apportate, la presunta turbativa d’asta.

Rodolfo Leone peraltro ha spiegato l’altra mattina con precisione perchè chiese di apportare quelle modifiche al regolamento della gara redatto da Lunghi. «Si tratta di una gara per l’assegnazione delle spiagge per soli 4 mesi – ha detto – Escludere la partecipazione di “già titolari” o “già titolati” , come prevedeva la prima gara, avrebbe determinato il rischio di vedere la gara deserta. Chi andrebbe ad acquistare attrezzature per soli 4 mesi di gestione?

BALNEARI SUL PIEDE DI GUERRA – PETIZIONE FIBA AL CAPO DI STATO

“Siamo fortemente delusi e preoccupati, afferma Vincenzo Lardinelli, Presidente di Fiba – Confesercenti. L’ultima versione del Decreto Sviluppo introduce un diritto di superficie sul demanio per venti anni senza modificare, di fatto, il vero problema del rinnovo e la possibilità, dunque, di chiudere l’infrazione europea e di indire aste a evidenza pubblica per le attuali concessioni turistico balneari.”
Il decreto nella sua definitiva formulazione è assolutamente inutile ed, anzi, danneggia ulteriormente un settore ed una categoria determinante per lo sviluppo e l’affermazione del turismo italiano.
Circa 30mila imprese con altrettante famiglie e collaboratori, che da decenni operano sulle nostre spiagge valorizzando il territorio ed il turismo delle coste esclusivamente contando sulle proprie risorse, sono messe a repentaglio e potranno sparire a favore di chissà quali avventurieri e speculatori.
“Siamo pronti a dare battaglia, prosegue Lardinelli, e per prima cosa chiederemo al Parlamento lo stralcio dei primi tre commi dell’articolo 3 che istituisce una norma anacronistica, così come vogliamo coinvolgere le Regioni e l’Anci in questa nostra legittima rivendicazione.
Inoltre vogliamo firmare una petizione al Capo di Stato per formulargli le giuste motivazioni a questa nostra presa di posizione.
Non è escluso – conclude il Presidente della Federazione – se non otterremo risposte concrete alle nostre richieste, l’organizzazione di azioni di protesta più eclatanti, anche nel corso dell’ormai imminente stagione balneare.”

Proroga concessioni demaniali: il comunicato stampa dell’On. Pizzolante

Pubblichiamo, per conoscenza, il testo del comunicato stampa diffuso dall’onorevole Pizzolante nel quale veniamo rassicurati rispetto alla correzione dell’ errore tecnico occorso sul Decreto Milleproghe:
On. Sergio Pizzolante

Ufficio stampa

 

COMUNICATO STAMPA

 

Oggetto: proroga concessioni demaniali

 

“Per errore tecnico la proroga per le concessioni demaniali concordata con l’Europa fino a tutto il 2015, nel decreto Milleproroghe pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 30 dicembre, è stata fissata al 2012”.

Lo dichiara Sergio Pizzolante, deputato PDL, che ha seguito insieme ai ministri Fitto e Brambilla e agli altri ministri competenti tutto il percorso per la risposta del governo italiano alla procedura d’infrazione europea.

“Come si ricorderà – sostiene Pizzolante – il Consiglio dei ministri del 17 dicembre, ha inserito nel Decreto Milleproroghe l’accordo con l’Europa per la proroga fino al 2015 che mette fine alla procedura d’infrazione, così come è stato riportato da tutti i giornali italiani il giorno successivo”. Pizzolante aggiunge che “l’errore sarà corretto, riportando la data della proroga fino al 2015 in fase di conversione in legge del Decreto, entro la fine di febbraio”.

Pizzolante aggiunge inoltre, dopo una consultazione con i ministri Fitto e Brambilla, “che le associazioni di categoria nazionali dei balneari saranno convocate presso il ministero per gli Affari regionali per avviare la discussione di merito per la definizione dei nuovi criteri per l’affidamento delle concessioni dal 2016 in poi. Naturalmente i nuovi criteri dovranno essere concordati tra governo, associazioni di categoria e regioni per arrivare nel più breve tempo possibile ad una legge quadro nazionale all’interno della quale le Regioni potranno legiferare tenendo in conto che, in virtù della legge sul federalismo fiscale, i beni demaniali presto saranno trasferiti dallo Stato alle Regioni”.

 

CANONI DEMANIALI: BRAMBILLA, PROROGA CONCESSIONI FINO A 2015

CANONI DEMANIALI: BRAMBILLA, PROROGA CONCESSIONI FINO A 2015
IL MINISTRO, IMPORTANTE RISULTATO DOPO UN ANNO DI LAVORO
   (ANSA) – ROMA, 17 DIC – Nell’ambito del decreto legge cosi’
detto proroga termini, e’ stata approvata una norma (all’art. 4)
immediatamente efficace che proroga le concessioni demaniali
marittime turistiche fino al 2015. Cinque anni, nel corso dei
quali si interverra’ sull’intera tematica per ridefinire con
precisione gli ambiti operativi e il quadro normativo. Lo rende
noto il ministro del Turismo, Michela Brambilla, la quale
ricorda che si tratta di un ”traguardo importante” per il
quale lavora da circa un anno. ”Il sostegno alle nostre imprese
balneari e’ stato, sin dall’inizio del mio mandato, una
priorita’ nella mia agenda delle politiche turistiche – commenta
il ministro al termine del consiglio dei ministri – esse
costituiscono una grande risorsa per il nostro paese, anche
considerando il fatto che il mare continua ad essere il primo
prodotto turistico nazionale. Occorreva salvaguardare la
professionalita’ dei nostri operatori e le esclusive
caratteristiche delle loro imprese, che non sono riscontrabili
in altri paese dell’Ue. Dopo un anno di lavoro, sono quindi
molto lieta di avere raggiunto un primo importante risultato”.
   ”L’ immediato intervento – prosegue –  si e’ reso necessario
per l’imminente  scadenza delle concessioni in numerose regioni
italiane e in conseguenza della procedura di infrazione che l’Ue
ha aperto nei confronti del nostro Paese”. Le normative
comunitarie prevedono, infatti, che, in sede di rinnovo delle
concessioni,  il concessionario non possa vantare alcun titolo
preferenziale per una nuova assegnazione diretta. Con questo
provvedimento, invece, si procede ad individuare il percorso di
definitiva approvazione di una disciplina a regime che riconosca
il valore dei rilevanti investimenti economici operati dagli
attuali concessionari.

CONCESSIONI DEMANIALI. LARDINELLI: “PRIMO RISULTATO NOSTRA BATTAGLIA. MA ORA C’È MOLTO DA LAVORARE”

CONCESSIONI DEMANIALI. LARDINELLI (nostro presidente Nazionale): “PRIMO RISULTATO NOSTRA BATTAGLIA. MA ORA C’È MOLTO DA LAVORARE”

“La proroga al 2015 delle concessioni demaniali – afferma il Presidente della FIBA, l’associazione dei balneari aderente alla Confesercenti, Vincenzo Lardinelli – è il primo risultato tangibile della nostra battaglia. L’impegno dei Ministri Fitto e Brambilla dà un riconoscimento importante al ruolo delle Associazioni balneari che ora diventano interlocutori reali del confronto che ci dovrà essere per dare nuove certezze al lavoro di migliaia di imprenditori. Noi siamo convinti che questo negoziato debba svolgersi tenendo ben presente lo spirito dell’art. 37 che garantisce continuità all’imprenditoria balneare.
A questo punto diviene fondamentale però un confronto a tre, Governo-imprenditori-regioni, per trovare le giuste risposte. Sono proprio le Regioni che possono trovare tempi e modi per garantire, come è avvenuto finora, il lavoro di imprenditori e dipendenti. Una proroga di sei anni, è bene saperlo, evita oggi positivamente di discutere con la spada di Damocle sulla testa, ma non è certo la soluzione”.

Prolungamento delle concessioni a 20 anni per gli stabilimenti balneari della Regione Emilia Romagna: le ragioni per le quali viene ritenuto legittimo (e ci mancherebbe!)

Pubblichiamo la bozza della relazione accompagnatoria relativa alla questione sollevata dal Ministro Fitto sulla legge regionale dell’ Emilia Romagna dove veniva previsto il prolungamento della durata delle concessioni a 20 anni:

RELAZIONE SUL RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE PROPOSTO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI PER LA DICHIARAZIONE DI ILLEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE DELLA L.R. 23 LUGLIO 2009, N. 8
• * *
1) Premessa
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 127 della Costituzione contro la Regione Emilia Romagna per la dichiarazione di incostituzionalità della Legge Regionale 23 luglio 2009 n. 8 nella parte in cui, all’art. 1, comma 2, si prevede che i titolari di concessioni demaniali marittime di cui al decreto legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito con legge 4 dicembre 1993, n. 494, potranno chiedere entro il 31 dicembre 2009 la proroga della durata della concessione fino ad un massimo di venti anni a partire dalla data di rilascio, secondo quanto previsto dall’art. 1, comma 253, della Legge n. 296 del 2006 ed in conformità a quanto previsto dal presente articolo.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, pur riconoscendo che la norma suddetta si colloca nel solco di una normativa preesistente che attiene alla disciplina dell’esercizio delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo, dubita della legittimità costituzionale per l’asserita violazione dell’art. 117 comma 1 della Costituzione in relazione agli artt. 43 e 81 del Trattato dell’Unione Europea.
Espone a tal riguardo che “la norma regionale prevede ed introduce un diritto d’insistenza in favore del soggetto già possessore della concessione consentendo il rinnovo automatico della medesima. Detto automatismo determina una disparità di trattamento tra gli operatori economici in violazione dei principi di concorrenza e di libertà di stabilimento. Non sono previste né procedure di gara e neppure forme idonee di pubblicità afferenti la procedura al rinnovo, al fine di tutelare le esigenze concorrenziali di altre imprese presenti sul mercato, in contrapposizione al titolare della concessione scaduta.
2) Sul merito della controversia
Come è noto la posizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri muove dalla procedura di infrazione comunitaria aperta dalla Commissione UE in relazione all’art. 37 comma 2 del Codice della Navigazione nella parte in cui, per il rilascio di nuove concessioni, è data preferenza alle precedenti concessioni, già rilasciate, in sede di rinnovo rispetto alle nuove istanze, laddove la Commissione ritiene che prevedendo un diritto di preferenza a favore del concessionario uscente, nell’ambito delle procedure di attribuzione delle concessioni del demanio pubblico marittimo la Repubblica Italiana sia venuta meno agli obblighi che le incombono ai sensi dell’art. 43 del Trattato UE.
Tuttavia la questione è mal posta poiché la determinazione della legge regionale è ispirata unicamente a collegare la durata della concessione in corso agli investimenti eseguiti dal concessionario per la valorizzazione del bene, piuttosto che mantenere il criterio vigente che si basa invece sul principio del rinnovo automatico per un periodo definito dalla legge statale nella misura di anni sei.
Il principio ispiratore della legge regionale, condensato nella formula del cd. principio dell’affidamento, ha trovato diffuso riconoscimento tanto nell’elaborazione della giustizia amministrativa, quanto nella più recente produzione legislativa statale, oltre che negli indirizzi formulati dalla stessa Unione Europea.
In primo luogo è doveroso precisare che la norma regionale in contestazione non disciplina le procedure di rinnovo ma prevede invece, a favore dei concessionari di beni del demanio marittimo con finalità turistico ricreative, la possibilità di una proroga della durata della concessione in relazione al programma di investimenti per la valorizzazione del bene concesso.
La norma regionale richiama espressamente l’art. 1 comma 253 della Legge 296/2006 (cd. Legge Finanziaria 2007) dove si prevede che “le concessioni di cui al presente articolo possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a venti anni in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare e sulla base dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle regioni”.
La legge statale prevede quindi la possibilità di regolare la durata della concessione in relazione agli investimenti proposti dal concessionario.
Come anzidetto la giustizia amministrativa ha avuto modo di misurarsi con le questioni sottese al principio di affidamento affermando, con riferimento alla norma statale che prevede il rinnovo automatico delle concessioni, che “La ratio legis è evidente: incentivare le iniziative nel settore turistico-balneare garantendo, all’operatore che investe in quell’ambito, la possibilità di esercitare l’attività imprenditoriale per un apprezzabile periodo corrispondente ad un ciclo economico sufficiente a rendere conveniente l’investimento.” (TAR Campania – sede di Napoli – sez. VI, 13/06/2005 n° 11046)
Ma lo stesso legislatore statale si è fatto giustamente interprete del principio dell’affidamento in ragione di un principio generale, immanente al nostro sistema giuridico, in virtù del quale il piano di ammortamento degli investimenti, da realizzarsi da parte del concessionario, costituisce il punto di riferimento per l’amministrazione ai fini della definizione della durata della concessione.
A titolo di esempio è sufficiente richiamare, tra i molti, l’art. 6 comma 8 del D. Lgs. 154/2004, recante “Modernizzazione del settore pesca e dell’acquacoltura” ove si prevede che “Le concessioni di aree demaniali marittime e loro pertinenze, di zone del mare territoriale, destinate all’esercizio dell’acquacoltura, sono rilasciate per un periodo iniziale di durata non inferiore a quella del piano di ammortamento dell’iniziativa cui pertiene la concessione.”
Ma quel che più spicca, in ordine alla coerenza della norma regionale con gli stessi principi comunitari ed alla sostanziale concordanza tra quanto disposto dalla norma in contestazione e gli indirizzi comunitari, sono le indicazioni contenute nella “Risoluzione del Parlamento Europeo sui partenariati pubblico privati e il diritto comunitario degli appalti pubblici e delle concessioni (2006/2043 (INI)” ove si precisa che “le concessioni debbano avere una durata limitata, che dipende tuttavia dalla durata di ammortamento dell’investimento privato ….. debba essere definita in maniera tale .. per garantire l’ammortamento degli investimenti, una remunerazione appropriata del capitale investito e il rifinanziamento di futuri investimenti.”
Sulla base del principio dell’affidamento e del necessario equilibrio tra gli investimenti posti in essere dal concessionario e la durata della concessione la stessa amministrazione statale, e per essa il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha proceduto negli ultimi anni ad autorizzare la proroga di quasi tutte le concessioni per strutture destinate alla nautica da diporto, con scostamenti che sono arrivati anche a venticinque anni di proroga, come è accaduto nel caso del porto turistico di Cervia con provvedimento che è poi stato annullato dal TAR Emilia Romagna, in ragione della incompetenza dell’amministrazione statale sulla base di un ricorso proposto dal Comune e da questa Regione
Ciò che rileva conclusivamente su questo punto è il fatto che l’intervento legislativo della Regione non ha introdotto una ipotesi di rinnovo automatico, giacché la proroga della durata èi istituto diverso dal rinnovo, ma ha invece inteso riequilibrare il rapporto tra gli investimenti posti in essere dal concessionario e la durata delle concessione, ove si consideri che sino ad oggi i concessionari di beni con finalità turistico ricreative hanno effettuato investimenti per la riqualificazione delle loro strutture confidando nella stabilità del rapporto concessorio che deve oggi essere invece opportunamente collegato alla natura ed alla rilevanza degli investimenti proposti.
3) Sugli effetti di una eventuale dichiarazione di incostituzionalità
L’art. 136 della Costituzione prevede che a seguito della dichiarazione di incostituzionalità la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione e le norme dichiarate incostituzionali non possono più avere applicazione.
L’incostituzionalità travolge quindi non solo la norma cassata ma anche gli atti adottati in esecuzione della stessa purché non si tratti di rapporti giuridici esauriti poiché in tal caso ne restano salvi gli effetti.
In materia vige il principio in virtù del quale gli effetti dell’incostituzionalità non si estendono soltanto ai rapporti ormai esauriti in modo definitivo, per avvenuta formazione del giudicato o per essersi verificato altro evento cui l’ordinamento collega il consolidamento del rapporto medesimo, ovvero per essersi verificate preclusioni processuali, o decadenze e prescrizioni non direttamente investite, nei loro presupposti normativi dalla pronuncia di incostituzionalità (Cass. Sez. I, 16450/2006).
Considerato che la concessione di un bene demaniale dà luogo ad un rapporto di durata appare preferibile, in relazione alla possibilità di proroga, adottare una posizione cauta, quantomeno nelle more di un necessario chiarimento istituzionale, rinviando l’apertura dei procedimenti istruttori ad un atto di indirizzo regionale, come peraltro previsto dalla stessa legge regionale nella parte in cui rinvia all’adozione di una direttiva regionale per l’attuazione di quanto disposto dalla norma in materia di proroga delle concessioni.
Viceversa ritengo che i titolari di concessione abbiano comunque diritto al rinnovo secondo quanto previsto dalla normativa vigente, che risulta tuttora valida ed efficace, rispetto alla quale nessun rilievo è stato mosso dal legislatore statale, posto peraltro che la stessa amministrazione statale negli ambiti di propria competenza continua a farne applicazione non solo in sede di rinnovo quanto anche, e soprattutto, in sede di proroga.
Va da se che in relazione alla particolarità della vicenda e considerata la complessità dei fattori in campo, oltre che in ragione del numero degli operatori pubblici e privati coinvolti, pare opportuno procedere ad una preventiva condivisione da parte di tutti gli uffici coinvolti prima di procedere nella formulazione degli indirizzi.
4) Sull’azione di responsabilità della Corte dei Conti
Con invito a dedurre notificato sostanzialmente a tutti i dirigenti degli uffici demanio marittimo dei comuni costieri ed agli assessori competenti in materia la Corte dei Conti ha dato inizio ad un procedimento di responsabilità erariale ritenendo che la mancata applicazione degli indirizzi formulati dall’Agenzia del Demanio in materia di canoni demaniali marittimi abbia comportato minori introiti alle casse dell’erario ed un conseguente danno.
Sul punto sostiene al Procura della Corte dei Conti che il comportamento illecito da parte dei soggetti preposti si sia estrinsecato nella disapplicazione della normativa in materia di demanio marittimo ed in particolare delle disposizioni recate dall’art. 1 commi 250-257 della Legge 27/12/2006 n. 296 (cd. Legge Finanziaria 2007) unitamente alla omissione nella puntuale tempestiva riscossione dei canoni demaniali marittimi con finalità turistico ricreative maggiorati dalla novella ed ai ritardi nella riscossione dei canoni richiesti dai singoli comuni in base alla normativa previgente.
Sulla base di stime comparative elaborate dalla Filiale Emilia Romagna dell’Agenzia del Demanio la Corte dei Conti ha quindi proceduto alla determinazione dei minori importi acquisiti alle casse erariali affermando che i comportamenti posti in essere dagli indagati furono improntati a colpevole superficialità, all’indifferenza ad ogni regola di oculata gestione nonché al rispetto della normativa vigente concretandosi in una cosciente violazione dei principi di buona amministrazione.
In ragione delle motivazioni suesposte ha quindi invitato le parti intimate a depositare entro trenta giorni dalla notifica dell’invito a dedurre le proprie deduzioni ed ogni altro documento utile oltre che a richiedere l’audizione personale.
La ricostruzione dei rapporti istituzionali intercorsi tra l’Agenzia del Demanio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Conferenza Unificata delle Regioni dà conto unicamente delle indicazioni formulate dall’Agenzia del Demanio mentre viceversa non espone in alcuna maniera rilievi critici formulati nel corso dei rapporti successivi all’entrata in vigore dei nuovi criteri di calcolo dei canoni demaniali laddove la posizione della Regione Emilia Romagna e dei comuni costieri è stata proprio ispirata ad evitare esborsi conseguenti a contenziosi giudiziari a fronte di una interpretazione del dettato normativo che nel prosieguo si è rivelata erronea, come peraltro evidenziato puntualmente in sede di Conferenza Unificata.
Come è noto la norma che ha dato origine a differenti interpretazioni è l’art. 1 comma 251 della L. 296/2006 nella parte in cui dispone che per e concessioni demaniali marittime con finalità turistico ricreativa a partire dal 1 gennaio 2007 si applicano i seguenti importi aggiornati degli indici ISTAT maturati alla stessa data.
Su tale norma emersero immediatamente tre diverse interpretazioni.
Le associazioni degli operatori ritenevano che gli aggiornamenti ISTAT dovessero essere calcolati a partire dall’anno 2007, secondo una interpretazione letterale del dato normativo.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alcune Regioni ritenevano che gli aggiornamenti ISTAT dovessero essere calcolati a partire dall’anno 1998 e cioè dal momento in cui era stato approvato il Decreto Ministeriale 342/98 che introduceva i nuovi canoni sula base dei criteri indicati nella legge 494/1993.
L’Agenzia del Demanio riteneva invece che gli aggiornamenti ISTAT dovessero essere calcolati a partire dall’anno 1994 e cioè l’anno successivo all’entrata in vigore della Legge 494/1993 che, come anzidetto, indicava soltanto i criteri per la determinazione dei canoni che avrebbero dovuto essere poi definiti con successivo decreto ministeriale, come è poi avvenuto.
Considerato che la diversità di posizioni era al contempo seguita da un intenso confronto istituzionale volto a risolvere non solo il contrasto interpretativo suddetto quanto anche altre criticità connesse alla nuova normativa la posizione della Regione Emilia Romagna è stata ispirata ad evitare contenziosi in sede giudiziaria nelle more della soluzione del contrasto, dando quindi indicazione ai Comuni affinché si procedesse alla determinazione dei canoni in via provvisoria con la espressa previsione che gli eventuali maggiori importi dovuti in ragione degli adeguamenti Istat sarebbero stati di seguito richiesti, all’esito della soluzione dei contrasti predetti.
L’Agenzia del Demanio ha ritenuto su questo punto che fosse ravvisabile una lesione degli interessi erariali dello Stato ed ha quindi informato la Corte dei Conti della posizione assunta da alcune Regioni in contrasto con le indicazioni fornite dalla stessa Agenzia nel senso di richiedere i canoni di concessione aumentati dell’incremento ISTAT calcolato a partire dall’anno 1994.
In nessuna considerazione si è tenuto il fatto che il confronto istituzionale si è sostanzialmente concluso con l’approvazione di un protocollo di intesa stipulato tra Associazioni, Regioni e Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ottobre del 2008 a cui poi non è seguita l’approvazione legislativa degli impegni assunti dal Governo.
Viceversa in tema di aggiornamento ISTAT la posizione cauta della Regione si è rivelata esatta poiché, a seguito di un intenso confronto istituzionale che ha visto la presa di posizione della Commissione Bilancio del Senato e successivamente l’intervento dell’Avvocatura Generale dello Stato, l’amministrazione statale ha concluso che gli incrementi ISTAT dovevano essere applicati a partire dal 1998.
Gli enti che si erano adeguati alle istruzioni dell’Agenzia del Demanio hanno quindi dovuto procedere alla rideterminazione dei canoni già pagati portando in compensazione i maggiori importi pagati in precedenza.
I Comuni costieri della Regione Emilia Romagna hanno invece provveduto alla determinazione dei maggiori importi ancora dovuti secondo l’interpretazione fornita dall’Avvocatura dello Stato ed hanno dato seguito alla richiesta degli importi che sono stati riscossi ovvero sono ancora in fase di riscossione giacché soltanto in data 18 giugno 2009 la Regione Emilia Romagna ha ricevuto la Circolare n° 22 del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti – Direzione Generale per i Porti – del 25 maggio 2009 dove si espone che “L’Agenzia del Demanio, con nota prot. 2009/5894 in data 10 febbraio 2009 sulla base del parere reso dall’Avvocatura Generale dello Stato reso con nota 35666 del 17 marzo 2008 ha comunicato ai propri uffici periferici che le maggiorazioni sugli immutati importi base, da calcolare per la determinazione dei canoni dovuti dal 1 gennaio 2007 debbano fare riferimento agli indici ISTAT maturati dal 1 gennaio 1998”.
Le contestazioni formulate dalla Corte dei Conti non possono quindi trovare condivisione per più e diversi motivi.
Il primo riguarda il fatto che è sostanzialmente errato affermare che vi sia stato un comportamento omissivo consistito nel rifiutarsi di applicare gli indirizzi dell’Agenzia del Demanio, atteso che i Comuni hanno proceduto sulla base di un atto di indirizzo regionale che invitava all’applicazione dei canoni base in via provvisoria, rinviando l’applicazione degli aggiornamenti all’esito dei chiarimenti in corso nell’ambito dei diffusi confronti istituzionali a conclusione dei quali la posizione della Regione ha trovato conforto.
In secondo luogo non si tiene conto del fatto che in virtù della posizione cautelativa assunta si è evitato ai Comuni una intensa esposizione giudiziaria che invece in altre Regioni ha visto i Comuni gravemente esposti in sede contenziosa.
Da ultimo la posizione cauta, peraltro ampiamente garantita dalle cauzioni prestate dai concessionari consistenti in almeno due annualità di canone, ha fatto si che all’esito della condivisa ed unanime interpretazione della legge i Comuni hanno dato seguito alle procedure di riscossione degli adeguamenti ISTAT nel senso indicato dall’Avvocatura Generale dello Stato, condivisa dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati e dalla Commissione Bilancio del Senato.
Così inquadrata la questione può quindi affermarsi che sia errato qualificare la posizione assunta dai Comuni alla stregua di una condotta illecita perché contraria ai principi della buon andamento dell’amministrazione.
Ma allo stesso tempo nemmeno può ipotizzarsi la ricorrenza di un danno erariale atteso che l’azione risarcitoria della Procura della Corte dei Conti deve fondarsi sull’esistenza di un danno concreto ed attuale sofferto dalle pubbliche finanze.
In buona sostanza il danno risarcibile in sede contabile deve possedere i requisiti della certezza, dell’attualità e della concretezza, che costituiscono un requisito irrinunciabile così che la mera potenzialità del danno ne esclude l’affermazione quale presupposto della responsabilità amministrativa patrimoniale dal momento che il danno acquisisce attualità nel momento in cui l’amministrazione creditrice non è più nella condizione di poter soddisfare il proprio credito quale che ne sia il motivo.
Secondo univoca giurisprudenza di legittimità i canoni demaniali possono ricondotti alla natura dei canoni di locazione e quindi il termine di prescrizione del diritto alla riscossione si consuma nel termine di cinque anni dal sorgere del credito, termine che nel caso di specie è ancora lungo dal decorrere e fermo restando che le richieste intervenute costituiscono comunque motivo di interruzione della prescrizione.
In ragione delle considerazioni che precedono deve quindi escludersi che si possa ravvisare la contestata responsabilità contabile mancando sia il requisito soggettivo della colpa grave, trattandosi di comportamento giustificato per le ragioni esposte, sia il requisito del danno, atteso che i maggiori importi promananti dagli aggiornamenti ISTAT sono in fase di riscossione

Bene la Regione, ora tocca al Governo – dichiarazione di Mauro Sansavini, Presidente regionale Fiba-Confesercenti

Ancora sui canoni demaniali. Bene la Regione, ora tocca al Governo – dichiarazione di Mauro Sansavini, Presidente regionale Fiba-Confesercenti

Bologna, 11 Novembre 2009

“La decisione approvata l’altro ieri dalla Giunta regionale su proposta dell’Assessore Pasi, è molto positiva e coerente con gli atti assunti anche in questi mesi dalla Regione in materia di regolamentazione del demanio marittimo.
La Regione ha fatto tutto il possibile e la nostra categoria ne dà atto con favore per aver tenuto conto sia delle esigenze delle aziende balneari che di una lungimirante politica turistica volta all’innovazione e alla qualificazione della nostra offerta di cui la spiaggia resta centrale e strategica.
Ora è decisivo che il Governo dia seguito e approvi celermente le anticipazioni recenti fatte dai Ministri Fitto e Brambilla ritirando anche l’impugnativa alla Corte Costituzionale della Legge Regionale 8/2009 insieme alla proroga all’attuale normativa e per avere il tempo di riformare, di comune accordo le normative relative al demanio, tenendo conto delle peculiarità delle imprese che vi operano.
Per questi obiettivi stiamo ragionando con le altre associazioni sulle iniziative più opportune da tenere nei prossimi giorni.
Alla categoria servono certezze, tempi adeguati per gli investimenti, indirizzi omogenei e non nuove penalizzazioni.”

Problema durata concessioni: continuano febbrili gli incontri del nostro sidacato nazionale

In data 21 ottobre, si è svolta una importante riunione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per il Coordinamento delle Politiche Comunitarie, sulla questione relativa all’avviso di messa in mora, e relativa procedura di infrazione, inoltrato dalla Commissione Europea al Governo italiano.
L’infrazione fa riferimento all’articolo 37 del Codice della Navigazione e riguarda la normativa in materia di concessioni del demanio marittimo; in particolare al passaggio che attribuisce una “preferenza” alle precedenti concessioni già rilasciate, in sede di rinnovo, rispetto alle nuove istanze.
Sull’argomento specifico, e per una maggiore informazione sulla materia e sulle posizioni che la Fiba sta portando avanti, rimandiamo al comunicato-verbale pubblicato sul nostro sito www.balneari.it dove vengono descritti i lavori ed i risultati del Convegno nazionale unitario tenutosi, di recente, a Rimini in occasione del SunMare, avente ad oggetto il tema del “rinnovo delle concessioni demaniali tra Unione Europea, Stato Italiano e Regioni”.
Dopo il Convegno di Rimini, a seguito delle pressanti richieste effettuate da Assoturismo-Confesercenti nei confronti del Governo e del Ministro del Turismo in particolare e dell’intervento del Presidente Lardinelli, in occasione della Presidenza Nazionale di Confesercenti, siamo stati accreditati a partecipare all’incontro in oggetto riservato, esclusivamente, alla partecipazione degli uffici tecnici legislativi dei dicasteri interessati alla questione, vale a dire: Ministero del Turismo, delle Infrastrutture e Trasporti, del Dipartimento Affari Regionali, dell’Economia (tramite l’Agenzia del Demanio) e delle Politiche Comunitarie.